Gli Oli Essenziali di ALKEMILLA ECO BIO COSMETIC

Gli oli essenziali sono miscele complesse di sostanze organiche di varia natura chimica, ottenute per estrazione a partire da materiale vegetale ricco in essenze; sono presenti, sebbene in quantità diverse, in quasi tutte le piante, ma sono maggiormente contenuti in quelle appartenenti alla famiglia delle Labiate, dette anche piante aromatiche o piante essenziere.

Essenza ed olio essenziale non possono essere considerati sinonimi in quanto con il termine essenza si intende l'insieme dei vari costituenti chimici presente all'interno della pianta (negli organi di sintesi, di raccolta e di secrezione); gli oli essenziali invece consistono nello stesso gruppo di sostanze una volta estratte dalla pianta e di altre formatesi durante le varie fasi del processo di estrazione.

Pur essendo chiamati oli, la loro struttura molecolare e la loro consistenza sono molto diverse dagli oli vegetali; una volta estratti si presentano come sostanze oleose, liquide, molto volatili, generalmente liquidi a temperatura ambiente, incolori o di colore giallo pallido o arancio (ma assumono colorazione verde-blu/blu se contengono composti azulenici, es. Matricaria camomilla). Hanno elevato punto di ebollizione (150-300°C), insolubili o poco solubili in acqua, solubili nei grassi e in solventi organici quali alcool, etere, cloroformio, etilacetato. Il sapore (acre-piccante) e l'odore sono correlati al contenuto chimico.

Gli oli essenziali rappresentano la parte più regale della pianta, vengono prodotti nel citoplasma da cellule specializzate associate agli organi secretori (peli ghiandolari, tasche secretrici, canali secretori) e sono raccolti all'interno delle cellule vegetali sotto forma di minuscole goccioline dentro cavità rotondeggianti dette vacuoli. Possono trovarsi in diverse strutture della pianta (fiori, foglie, frutti, corteccia, legno, rami, steli, radici e rizomi, gemme, resina) alla quale conferiscono l'odore caratteristico.

Per alcune varietà di piante è possibile estrarre oli essenziali diversi dal punto di vista quantitativo e qualitativo utilizzando parti diverse della stessa pianta: ne è un esempio il Citrus aurantium, la pianta dell'arancio amaro, da cui possono essere estratti tre oli essenziali differenti utilizzando come materiale di estrazione la scorza del frutto (olio essenziale di arancio amaro), i fiori (olio essenziale di neroli) o le foglie e i rametti (olio essenziale di Petitgrain); inoltre oli essenziali provenienti dagli stessi organi della stessa varietà di una pianta possono comunque differire in resa e qualità (profumazione, colore, densità e viscosità), in quanto questi fattori sono strettamente correlati a variabili quali terreno di coltivazione, condizioni climatiche e nutritive, momento di raccolta, tipo di estrazione. Anche la composizione chimica può variare significativamente: talvolta popolazioni di piante della stessa specie botanica ma cresciuti in luoghi differenti per altitudine, latitudine e caratteristiche del suolo, possono produrre oli essenziali con composizione chimica differente; in questi casi parleremo di chemiotipo (= tipo chimico).

Gli oli essenziali sono intimamente connessi ai processi vitali che si svolgono nell'organismo vegetale: essi si formano nelle parti verdi in risposta a processi patologici o come sottoprodotti del metabolismo; man mano che il tessuto invecchia migrano in altri tessuti, principalmente nei rami fioriti, nei quali possono modificarsi per ossidazione, esterificazione ecc… Come molti altri prodotti secondari, sono stati a lungo considerati prodotti di scarto; tuttavia i percorsi biosintetici che portano alla loro formazione sono altamente specializzati e la loro produzione implica una notevole spesa energetica da parte della pianta; questo ha portato alla formulazione di svariate ipotesi sulla loro funzione nella fisiologia della pianta tra cui quelle di:
- attrarre gli insetti impollinatori: grazie all'elevata volatilità e all'aroma che simula quello degli ormoni sessuali secreti dagli insetti, mammiferi e uccelli;
- contribuire alla conservazione della specie: con la pioggia gli oli essenziali si depositano e penetrano nel terreno impedendo a piante diverse di germogliare;
- prevenire la disidratazione in ambienti molto secchi: gli oli essenziali circondano con un alone di vapore le parti della pianta impedendo la perdita di troppa acqua;
- conferire un sapore sgradevole alla pianta come difesa dagli animali erbivori;
- svolgere una funzione nutritiva: ponendo infatti una pianta al buio questa perde completamente i principi odorosi che sembrerebbero impiegati come elementi nutritivi in sostituzione dei metaboliti normalmente sintetizzati nel corso della fotosintesi;
- difendersi dai parassiti e proteggere dalle infezioni di batteri e funghi;
- favorire la cicatrizzazione dei tessuti vegetali lesionati;
- fungere da moderatori di processi ossidativi cellulari.

Tecniche di Estrazione

Il contenuto di olio essenziale all'interno della pianta aromatica rappresenta solo una percentuale minoritaria, mediamente tra lo 0,01 e il 2%, per cui su 100kg di pianta si possono estrarre da 100g a 2Kg di olio essenziale (a seconda del tipo di pianta e del tipo di estrazione). Per l'estrazione dell'olio essenziale generalmente le piante sono utilizzate allo stato fresco e, quanto prima, sottoposte ai trattamenti necessari per evitarne eventuali fermentazioni. La pianta secca è utilizzata in genere per le droghe di importazione. Le parti dure della pianta (legno, corteccia, radice, rizoma, semi) prima di essere sottoposte al processo estrattivo vengono pulite e triturate.

Enfleurage: metodo antichissimo, oggi quasi completamente caduto in disuso, usato per estrarre gli oli essenziali dai petali e dalle parti molto tenere e delicate delle piante, che si danneggerebbero facilmente se sottoposti al calore della distillazione. I fiori vengono appoggiati su lastre ricoperte di grasso purificato, sfruttando la capacità dei grassi di assorbire gli odori. I fiori cedono al grasso il loro profumo e sono sostituiti con altri fiori, finché il grasso non si satura di profumo. Poi si scioglie il grasso con alcol e quindi si separa l'olio essenziale.

Spremitura: questa tecnica è riservata a quegli oli essenziali contenuti in grande quantità nelle scorze dei frutti del genere Citrus (limone, arancio, pompelmo, mandarino). Si tratta di in un processo di estrazione di tipo meccanico che si esegue a freddo e non comprende alcun trattamento chimico. La scorza del frutto viene sminuzzata e sottoposta a pressione in particolari torchi idraulici con l'aggiunta di poca acqua; la mistura di olio e acqua viene poi separata con una centrifuga.

Estrazione con solventi: questo tipo di estrazione è adatto per sottoporre a estrazione fiori delicati, come la rosa e il gelsomino, contenenti essenze che si altererebbero se sottoposte a calore. La droga viene fatta attraversare da un solvente idoneo (etere, benzene, esano…) che ne consenta l'estrazione ma che al contempo non sia tossico o di cattivo odore. Il solvente viene quindi allontanato dall'olio ottenuto.

Distillazione in corrente di vapore: è un processo di separazione basato sul fatto che alcuni dei componenti presenti in una matrice vegetale evaporano più di altri. Questa tecnica sfrutta il fenomeno secondo cui la temperatura di ebollizione di una miscela costituita da due liquidi immiscibili (olio essenziale e acqua) è più bassa della temperatura di ebollizione del componente più volatile (olio essenziale): secondo questo principio gli oli essenziali (composti termolabili) possono essere estratti senza subire degradazioni, in quanto la temperatura raggiunta durante la distillazione non supera mai i 100°C.

Si tratta di uno dei metodi più usati per l'estrazione degli oli essenziali e si effettua mediante l'uso del distillatore, strumento formato da più contenitori stagni, da un generatore di vapore e da una serpentina di raffreddamento. La corrente di vapore può investire il vegetale in modo diretto (distillazione) o indiretto (idridostillazione).

Nella distillazione il vapore è prodotto da un generatore (caldaia) e introdotto nella camera di distillazione (contenitore in cui viene posta la droga). Il vapore entra a contatto con il materiale vegetale, lo distende, ammorbidisce, aumenta la permeabilità delle sue membrane fino a rompere le cellule stesse, permettendo all'essenza di uscire e di essere trasportata secondo il flusso del vapore stesso. Questo viene poi raccolto in un tubo collettore fino alla serpentina di raffreddamento; qui i vapori carichi di olio essenziale si condensano e, poiché olio essenziale ed acqua sono tra loro immiscibili, si separano stratificandosi: l'olio essenziale, più leggero, al di sopra dell'acqua.

Nell'idrodistillazione invece il materiale vegetale è immerso in acqua che viene riscaldata fino ad ebollizione determinando la formazione del flusso di vapore che trascina l'olio essenziale nel condensatore e poi nel sistema di decantazione.

In entrambi i casi l'acqua recuperata nella decantazione può essere inviata di nuovo nel distillatore o recuperata in un sistema dove avviene la separazione delle due fasi per gravità, con scarico dell'acqua aromatica (o idrolato) nella parte bassa del sistema e raccolta dell'olio essenziale dall'alto.

Talvolta l'olio essenziale ottenuto viene sottoposto ad ulteriore distillazione oppure rettificato allo scopo di eliminare eventuali residui non volatili; inoltre alcuni oli essenziali vengono distillati a temperature differenti per ottenere determinati costituenti ed escluderne altri, in questo caso l'olio essenziale non potrà più essere definito integro o naturale, ma reso funzionale per una specifica applicazione.

Per gli oli essenziali destinati all'uso terapeutico, le Farmacopee Europea e Italiana ammettono due soli procedimenti di estrazione: distillazione in corrente di vapore e spremitura a freddo.

COMPOSIZIONE CHIMICA E FUNZIONALITA' BIOLOGICA

La composizione chimica degli oli essenziali è molto complessa: sono costituiti da una miscela di più di 200 composti che possono essere distinti in una frazione volatile che costituisce il 90-95% del contenuto totale ed un residuo non volatile rappresentato dal rimanente 5-10%. In particolare la frazione volatile è costituita principalmente da monoterpeni e sesquiterpeni e dai loro derivati ossigenati; la frazione ossigenata è la principale responsabile dell'aroma caratteristico degli oli essenziali.

I composti chimici che li caratterizzano sono formati da gruppi di idrogeno, carbonio e ossigeno e possono essere suddivisi in due gruppi: gli idrocarburi insaturi (-CH-), costituiti quasi esclusivamente da terpeni, e i composti ossigenati (-CHO-), principalmente esteri, aldeidi, chetoni, alcoli, fenoli e ossidi; talvolta sono presenti anche acidi, fenilpropanoidi (come lattoni, cumarine, furanocumarine), composti azotati e composti solforati.
-
Terpeni (suffisso –ene), sintetizzati a partire da molecole di acido mevalonico, consistono in polimeri dell'isoprene contenenti multipli di 5 atomi di carbonio e in particolare: monoterpeni (C10), sesquiterpeni (C15), diterpeni (C20), triterpeni (C30) e tetraterpeni (C40). Monoterpeni e sesquiterpeni sono i componenti principali degli oli essenziali, ma sono anche caratterizzati da spiccate proprietà irritanti sulle mucose perché, non essendo ossigenati, presentano maggiore affinità con le componenti lipidiche delle membrane e della cute. I monoterpeni sono molto volatili e possiedono proprietà antisettiche e antibatteriche; tra i più comuni troviamo: pinene, fellandrene, terpinene, limonene, mircene. I sesquiterpeni sono invece caratterizzati da spiccate proprietà antinfiammatorie; tra i più rappresentativi ci sono il camazulene, α-bisabololo, β-cariofillene, β-farnesene, cardinene.
- Composti ossigenati (-CHO-), principalmente aldeidi, alcoli, chetoni, fenoli, esteri e ossidi, che consistono nella variante ossigenata dei terpeni (in particolare mono e sesquiterpeni) con un gruppo funzionale che conferisce particolari proprietà al composto:
          - Alcoli (suffisso –olo): composti monoterpenici spesso dotati di scarso potere irritante per cute e mucose, pur mantenendo un discreto potere antibiotico, antisettico e antivirale; grazie alla loro struttura, rendono disponibile il loro gruppo ossidrilico che fuoriesce dalla membrana cellulare e va ad interagire con le proteine esplicando varie funzioni: antisettica, tonificante o calmante sul sistema nervoso, tonificante della muscolatura liscia. Grazie ai gruppi ossidrilici sono più solubili nell'acqua e per questo si trovano in concentrazione abbastanza elevata nelle acque di distillazione, a cui donano un profumo simile a quello dell'olio essenziale; i più comuni sono borneolo, thujanolo, terpineolo, linalolo, geraniolo, mentolo, citronellolo.
          - Chetoni (suffisso –one): derivano dall'ossidazione degli alcoli, sono meno irritanti delle aldeidi ma se presenti in elevata quantità possono risultare neurotossici; possiedono attività mucolitica, cicatrizzante e antinfiammatoria; tra i più comuni troviamo il mentone, il carvone e la canfora.
Fenoli (suffisso –olo): composti generalmente dotati di attività antibatterica, antifungina, antispasmodiche; se presenti in elevate concentrazioni possono risultare irritanti per cute e mucose; i più comuni sono timolo, carvacrolo, eugenolo.
          - Esteri: sono ottenuti dalla sintesi di un alcool monoterpenico (suffisso –ile) con un acido alifatico (suffisso –ato); sono generalmente fragranti e spesso possiedono un aroma fruttato; possiedono attività antinfiammatoria, revulsiva, antispastica della muscolatura liscia; tra i più comuni ci sono gli esteri del linalolo del geraniolo e del nerolo (acetato di linalile, acetato di bornile, benzoato di benzile).
          - Ossidi: ottenuti per ossidazione di idrocarburi monoterpenici, si formano per disidratazione di due gruppi ossidrilici; agiscono da potenti espettoranti stimolando le ghiandole mucose del tratto respiratorio; il più comune è l'eucaliptolo (1-8 cineolo).
- Fenilpropanoidi: sono sintetizzati nella pianta a partire dall'acido shikimico e comprendono un gruppo eterogeneo di composti; tra i più comuni negli oli essenziali troviamo i lattoni, le cumarine e le furanocumarine; quest'ultime possono causare fotosensibilità (ex: bergaptene contenuto nell'olio essenziale di bergamotto).
- Acidi: molto rari negli oli essenziali, importanti perché da essi ha origine l'importante gruppo degli esteri. Degli acidi che troviamo dopo la distillazione molti sono probabilmente degli artefatti dovuti all'idrolisi degli esteri; altri invece, come l'acido miristico, sono presenti nel materiale aromatico originario. Esempi più comuni sono l'acido benzoico nel benzoino e l'acido geranico nel geranio.
- Composti sulfurei: composti chimici molto reattivi che si trovano in rari oli essenziali, soprattutto in quelli contenuti nelle piante del genere Allium (come aglio e cipolla). Hanno spesso un aroma sgradevole e molto forte, possono essere irritanti e sensibilizzanti.
- Composti azotati: sono contenuti in concentrazioni elevate ad esempio negli oli essenziali di ylang ylang e gelsomino e determinano l'aroma floreale di queste essenze.

Azioni e applicazioni

Gli oli essenziali presentano tre distinte modalità di azione:

- Effetto farmacologico: mutamenti chimici che avvengono quando un olio essenziale entra in circolo e reagisce con ormoni, enzimi ecc.
-
Effetto fisiologico: modalità con cui l'olio essenziale influisce sui sistemi del corpo, esplicando la propria azione.
-
Effetto psicologico: si determina ogni volta che un olio essenziale viene inalato e l'individuo reagisce al suo odore.

L'olio essenziale agisce unendo sempre due sue proprietà: alto potere di penetrazione transcutaneo ed elevata volatilità. In questo modo la sua azione è sempre il risultato di effetti fisici uniti a quelli psicologici. A questo si deve unire un'alta capacità battericida e/o batteriostatica che si esplica sia all'interno dell'organismo che sulla cute. L'applicazione degli oli essenziali per uso aromaterapico riguarda:
-
Cute e suoi annessi: i problemi di pelle rappresentano spesso la manifestazione superficiale di uno stato patologico profondo (tossine, squilibrio ormonale, problemi nervosi ed emotivi); gli oli essenziali sono particolarmente adatti a questo tipo di problema grazie alla loro versatilità, ovvero alla capacità di svolgere molteplici azioni:
          -
antisettica; per tagli, punture di insetti, macchie ecc. (es. lavanda, limone, tea tree, eucalipto, timo, salvia)
          - antinfiammatoria; per eczemi, ferite, contusioni ecc. (es. lavanda, camomilla)
          - fungicida (ad esempio lavanda, tea tree, patchouly)
          - cicatrizzante; per ustioni, tagli, cicatrici, smagliature (es. lavanda, camomilla, neroli, geranio)
          - deodorante; per eccessiva sudorazione (es. bergamotto, lavanda, ginepro, cipresso)
          - parassiticida; per pidocchi, pulci, acari, zanzare (es. citronella, lavanda, geranio, eucalipto)
- Circolazione, muscoli e articolazioni: gli oli essenziali penetrano facilmente nel circolo sanguigno attraverso la pelle e le mucose, influenzando il carattere generale della circolazione: gli oli dotati di effetti rubefacenti determinano un miglioramento della circolazione a livello locale, producono una sensazione di calore e iperemia (arrossamento) sulla superficie della pelle e possono procurare un considerevole lenimento del dolore grazie alla loro azione analgesica e desensibilizzante; inoltre possono alleviare le infiammazioni locali liberando nel corpo dei mediatori in grado di provocare un'espansione dei vasi sanguigni, così da consentire al sangue di circolare più celermente e ridurre la tumefazione. In questi casi parleremo di oli essenziali ad azione:
          -
rubefacente; per reumatismi articolari, rigidità muscolare ecc. (es. ginepro, rosmarino, eucalipto, lavanda, menta piperita)          - stimolante linfatica; per cellulite, ritenzione idrica ecc. (es. ginepro, limone, finocchio, geranio, rosmarino, arancio)
          - tonica circolatoria e astringente (es. cipresso, limone, arancio, rosmarino, salvia sclarea)
Sistema respiratorio: l'inalazione è un metodo molto efficace per sfruttare le proprietà degli oli essenziali in quanto, anche se dopo essere giunta nei bronchi la maggior parte sarà esalata direttamente dai polmoni, essi causano comunque un aumento della secrezione bronchiale (come reazione di difesa) che è benefica per molte affezioni respiratorie. Gli oli essenziali attivi sul sistema respiratorio sono dotati di azione:
          -
espettorante; per catarro, sinusite, tosse ecc. (es. eucalipto, timo, sandalo, finocchio)
          - balsamica; per raffreddori, congestioni, colpi di freddo ecc. (es. eucalipto, menta piperita, pino, lavanda, timo)
          - antisettica; per mal di gola, raffreddore ecc (es. timo, salvia, eucalipto, pino, tea tree)
- Sistema digerente: alcuni oli essenziali possono alleviare alcuni disturbi del sistema digerente in seguito ad applicazione esterna, veicolati in un olio vegetale e massaggiati con movimenti circolari sull'addome; le principali azioni svolte sono di tipo antispasmodico e carminativo in caso di dolori, tensioni addominali e dispepsia. Esempi di oli essenziali attivi in tal sono camomilla, finocchio, melissa, salvia sclarea, menta piperita ecc.
- Sistema nervoso: ciascun olio essenziale riesce ad apportare i propri benefici effetti sul sistema nervoso attraverso l'odore che emana, che influenza l'umore e lo stato psicologico del soggetto. La cavità nasale, infatti, è ricca di terminazioni nervose olfattive, dove lo stimolo odoroso viene trasformato in impulsi elettrici che sollecitano l'apparato nervoso. Tuttavia termini come "rilassante" e "eccitante" hanno più spesso a che fare con la descrizione degli odori e della risposta emotiva che non con l'effetto fisiologico, sebbene i due aspetti siano strettamente correlati. Gli oli essenziali attivi sul sistema nervoso sono dotati di proprietà:
          -
rilassante; per tensione nervosa, stress, insonnia ecc. (es. camomilla, lavanda, melissa, limone, bergamotto)
          - stimolante; per affaticamento nervoso, astenia ecc. (es. menta piperita, ylang yalng, neroli, rosmarino)
          - tonica; per rafforzare il sistema nervoso in generale (es. camomilla, salvia sclarea, lavanda, rosmarino)

Prima di utilizzare gli oli essenziali è sempre consigliabile consultare il parere di un esperto in aromaterapia, e in ogni caso, occorre adottare alcune essenziali precauzioni quali: acquistare oli essenziali puri al 100%; verificare eventuali allergie se si utilizza un olio essenziale per la prima volta (applicarne una goccia nella piega interna del gomito e attendere qualche minuto per accertarsi che non si verifichino arrossamenti e irritazioni); non utilizzarli puri ma sempre diluiti in un olio vegetale e in basse concentrazioni; non applicarli puri sulle mucose ed evitare il contatto con gli occhi; conservarli in un luogo fresco, in barattoli di vetro scuro ben chiuso per proteggerli da fenomeni ossidativi; tenerli fuori dalla portata dei bambini.

Gli oli essenziali possono essere impiegati in modo semplice ed efficace in svariate modalità che ne sfruttano le proprietà cosmetiche e aromaterapiche: massaggi localizzati o estesi a tutto il corpo; docce e bagni aromatici; maniluvi e pediluvi; trattamenti per i capelli; maschere e applicazioni su viso e corpo.
-
Massaggio: rappresenta la forma più diffusa di trattamento in quanto unisce agli effetti benefici dei movimenti propri del massaggio sulla parte del corpo trattata, la valenza terapeutica specifica di ogni olio essenziale utilizzato; inoltre l'applicazione sulla pelle attraverso manovre di massaggio facilita l'assorbimento e la penetrazione delle essenze. Può essere effettuato localmente o esteso a tutto il corpo. Il contenuto di oli essenziali da veicolare in olio vegetale generalmente è compreso tra l'1 e il 3%, a seconda del tipo di disturbo. In linea di massima, 20 gocce di olio essenziale equivalgono ad un millilitro, quindi per 100ml olio base verranno aggiunte dalle 20 alle 60 gocce (3-5 gocce per un cucchiaio da tavola).
-
Preparati per la cura della pelle e dei capelli: poche gocce di olio essenziale possono essere aggiunte ad un olio nutriente (jojoba, avocado, rosa mosqueta ecc.), crema neutra, lozione, oppure ad una maschera di base (composta ad esempio da argilla, miele o farina d'avena). Con tali preparati possono essere trattate varie problematiche riguardanti la pelle del viso e del corpo (pelle grassa e impura, arrossamenti, eczemi, dermatiti, rughe di espressione, cicatrici, smagliature ecc.). Per i trattamenti viso si devono utilizzare basse percentuali di olio essenziale (1-3%) e solo per preparazioni estemporanee. Un delicato movimento circolare delle dita è spesso sufficiente a far assorbire gli oli. Anche i capelli possono trarre giovamento dall'aggiunta di alcune gocce di olio essenziale all'acqua destinata al risciacquo finale oppure ad uno shampoo delicato. Possono anche essere preparati impacchi nutrienti per la cute a base ad esempio di olio di mandorle o olio di jojoba, oppure lozioni sebo equilibranti o antiforfora.
-
Bagni: il bagno aromatico rappresenta uno dei modi più semplici e gradevoli di utilizzo. Gli oli essenziali non sono miscibili con l'acqua e quindi tendono a formare gocce in superficie o sul fondo, entrando poi in contatto con pelle e mucose sostanzialmente puri. È dunque necessario, prima di aggiungere gli oli scelti all'acqua della vasca, diluirne qualche goccia in un disperdente, utilizzando ad esempio del sale marino integrale (già di per sé disintossicante e drenante), miele (idratante e lenitivo), o un sapone liquido neutro. In genere si utilizzano 12 gocce di olio essenziale per un bagno aromatico, ma la quantità può variare a seconda del potenziale irritante dell'olio usato; sono comunque da evitare oli essenziali particolarmente irritanti per le mucose. Oltre ai benefici effetti rilassanti e tonificanti, i bagni aromatici possono essere utili anche per alleviare disturbi quali irritazioni cutanee, tensione nervosa, dolori muscolari, mal di testa, problemi circolatori, ritenzione idrica. Con le stesse modalità appena descritte per i bagni aromatici è possibile fare pediluvi o maniluvi.
-
Diffusione nell'ambiente: un modo gradevole di profumare la stanza consiste nell'impiego di un vaporizzatore per aromi, o diffusore aromatico, oppure versando qualche goccia di olio essenziale nella vaschetta dell'acqua del calorifero. Si possono in tal modo creare atmosfere diverse, rilassanti o tonificanti, tenere lontano gli insetti, purificare l'aria da odori sgradevoli, contribuire a tenere l'ambiente libero da germi; possono anche essere utilizzati in camera da letto, durante la notte, per favorire la respirazione o per conciliare il sonno.
-
Inalazioni: metodo molto utile in caso di sinusite, infezioni della gola e del petto; si versano 5 gocce di olio essenziale (es. eucalipto, timo, menta piperita) in un recipiente di acqua molto calda e, coprendo la testa e il recipiente con un panno, se ne respira il vapore per un minuto, ripetendo più volte. Si può inalare una certa quantità di oli essenziale anche facendo un lungo bagno caldo, respirando i vapori dell'acqua, anche se ovviamente in questo caso la quantità di olio essenziale non sarà concentrata.

LE NOTE DEGLI OLI ESSENZIALI

Gli oli essenziali vengono classificati in tre diversi gruppi a seconda del loro grado di volatilità, ovvero della persistenza del loro aroma; essi infatti si differenziano per la velocità con cui l'olio tende ad evaporare se esposto all'aria: essenze altamente volatili come il basilico o l'eucalipto evaporano molto velocemente; al contrario, le essenze a bassa volatilità, quali l'incenso o il patchouli, evaporando molto lentamente, hanno una fragranza persistente e vengono utilizzate per mantenere più a lungo l'aroma di quelle più volatili.

Questa classificazione discende dall'intuizione che ebbe nel secolo XIX il francese Piesse, il quale associò il concetto di armonia musicale al campo della profumeria, classificando le essenze proprio in base alla loro volatilità ed equiparandole alle note della scala musicale. Oggi, di quella dettagliata classificazione rimangono i tre grandi gruppi delle note di testa (alte), di cuore (medie) e di base (basse), che sono poi quelli fondamentali per le creazioni dei profumieri: un profumo che non contenga tutte e tre le note non possiede la giusta armonia; questa teoria è applicabile anche all'aromaterapia e ai rimedi personalizzati.

La volatilità determina uno sviluppo temporale del profumo secondo la piramide olfattiva: le note di testa sono le prime ad essere percepite ma anche le prime a volatilizzarsi, seguono le note di cuore ed infine, dopo alcune ore, quelle di base.

Note di testa: vi appartengono gli oli essenziali estremamente volatili, che evaporano molto rapidamente, la cui fragranza, in genere molto fresca e spesso dai toni fruttati, risulta immediatamente percepibile; esempi di oli essenziali che appartengono a questa categoria sono: arancio, bergamotto, limone, pompelmo, mandarino, eucalipto, menta, tea tree oil, litsea. Essi agiscono rapidamente e in genere hanno un'azione stimolante.

Note di cuore: sono le note più potenti, quelle che creano la scia o appunto il "cuore" di un profumo. Vi appartengono gli oli essenziali moderatamente volatili, percepibili dopo la prima impressione ricevuta dalla nota di testa; sono caratterizzati da una fragranza morbida e intensa, spesso dai toni floreali quali camomilla, lavanda, neroli, rosa, gelsomino, geranio, ylang-ylang, melissa, mirto, salvia sclarea. Le essenze che rientrano in questo gruppo hanno in genere effetti riequilibranti.

Note di base: vi appartengono gli oli essenziali poco volatili, che emergono più lentamente ma che permangono a lungo, caratterizzati da una fragranza in genere molto intensa, calda e penetrante; fanno parte di questa classe la maggior parte degli oli essenziali estratti da legni, resine e spezie, quali legno di cedro, sandalo, incenso, patchouly, mirra. Essi hanno generalmente effetti rilassanti.